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Buen Vivir

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“Sognamo il nostro passato e ricordiamo il nostro futuro” (Dalla dichiarazione del III vertice indigeno americano. Iximche’, Guatemala, 30 marzo 2007). Testi relazionati alla cosmovisione amerindia e più in generale all’America “profonda”, la cui voce sale dal basso. Una grande officina di sperimentazioni che faticosamente cerca di aprire le vie di “un mondo capace di contenere molti mondi diversi” (motto zapatista)

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Ivan Illich

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“La mia è la ricerca di una politica dell’autolimitazione grazie alla quale, anche oltre gli orizzonti dell’attuale cultura, il desiderio possa fiorire e i bisogni declinare” (Ivan Illich – Nello specchio del passato. Le radici storiche delle moderne ovvietà: pace, economia, sviluppo, linguaggio, salute, educazione, 1992)

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Emmanuel Mounier

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Tutto il nostro sforzo dottrinale è stato per affrancare il senso della persona dagli errori individualisti, e il senso della comunione dagli errori collettivisti. Il nostro impegno fondamentale è quello di ritrovare la vera nozione dell’uomo. (Emmanuel Mounier – Rivoluzione personalista e comunitaria, 1935)

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KANANKIL

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KANANKIL OVVERO, IN LINGUA MAYA, "DIALOGO FRA MOLTI"

Se è vero che "la sapienza è come un grande fiume dai molti affluenti", questo sito si propone di convogliarvi con modestia alcuni rivoli.

Il primo, col nome BUEN VIVIR, raccoglie testi provenienti o strettamente relazionati con il mondo amerindio e più in generale con il mondo delle "resistenze" latinoamericane al pensiero unico, ricco di fermenti, di stimoli e di esperienze, occasioni di riflessione anche per il mondo dei "non sottomessi" presenti nel contesto italiano e occidentale.

La speranza che il mondo latinoamericano potesse sottrarsi al mito dello "sviluppo" come è stato costruito ed imposto era viva nel pensiero e nell'operato di Ivan Illich, un pensatore critico della modernità che ci sembra più attuale che mai di fronte alla crisi epocale che stiamo affrontando. Alla rivisitazione del suo pensiero e a temi ad esso connessi, in particolare quello della ricerca del limite, è dedicato il secondo rivolo.

Il terzo rivolo si alimenta alla fonte del Personalismo Comunitario di Emmanuel Mounier e da testi relazionati con questo, convinti che ciò possa costituire uno strumento utile per una rinnovata ricerca di "senso" del vivere in spirito di comunione, che oggi sembra smarrito.

Newsflash

IL POPOLO GUARANI RESISTE

IL POPOLO GUARANI RESISTE

di Christina Pantzis*

I successivi governi brasiliani non hanno onorato i loro impegni di delimitazione dei territori Guaraní-Kaiowá previsti nella costituzione del 1988, esponendo i nativi Guaraní-Kaiowá Guaraní-Kaiowá a ogni tipo di violenza con l’obiettivo di espellerli da ciò che resta delle loro terre ancestrali.

I Guarani-Kaiowá vivono nello stato del Mato Grosso do Sul, alla frontiera del Brasile col Paraguay. In realtà, la maggioranza dei Guarani-Kaiowá che per più di duemila anni hanno stabilito una relazione vitale coi 350mila kmq di foreste e valli della regione, è stata espulsa dalle loro terre ancestrali. Il progetto iniziato dai colonizzatori 500 anni or sono, negli ultimi tempi ha visto crearsi grandi unità agro-industriali e i loro alleati politici e del settore esportazione, impegnati a vendere o concedere terre indigene come se in esse non vivesse alcuno. Di fronte alla minaccia di estinzione totale, i Guarani-Kaiowá stanno chiedendo alla comunità internazionale di non permettere che questo genocidio si concretizzi. Poiché l’espulsione dai propri territori significa per loro la morte lenta, come pure quella della loro cultura. I successivi governi brasiliani non hanno onorato i loro obblighi contratti con la Costituzione del 1988 e non hanno delimitato il territorio Guarani-Kaiowá esponendo i suoi componenti a ogni tipo di violenza a cui vari settori della società ricorrono per espellerli.

“L’assenza della demarcazione è una ragione e una motivazione del nostro genocidio. La mancanza delle garanzie da parte dello Stato significa più morti e difficoltà di sopravvivenza del nostro popolo”, ha dichiarato il Gran Consiglio dell’Assemblea dei Guarani-Kaiowá.

Uccisioni … … Attualmente, questa etnia occupa meno dello 0,2% del Mato Grosso do Sul. Il 65% dei suoi membri vive in ‘ripari’, concentrati in piccole aree dentro i loro territori mentre molte imprese private con piantagioni di canna da zucchero e di soia transgenica si espandono, versando fiumi di veleno e distruggendo le foreste millenarie.

Molti Guarani-Kaiowá si rifiutano di rifugiarsi negli ‘ripari’, rifugiandosi in accampamenti costruiti ai bordi di strade che attraversano le terre dove vivevano, con la speranza di farvi ritorno. E, nel loro tentativo di ritornare, li attende un’incredibile violenza: minacce, bastonate, attacchi con prodotti chimici, torture, violazioni, omicidi. Secondo il Consiglio Indigenista Missionario (CIMI), nel 2015 sono stati uccisi 137 nativi: 36 nel Mato Grosso do Sul, in maggioranza Guarani-Kaiowá. A gennaio il governo Temer ha emesso un decreto-legge che modifica le modalità di demarcazione dei territori indigeni e consente al Dipartimento di Giustizia di congelare i procedimenti di demarcazione, al fine di riesaminare la validità delle terre già demarcate.

Contemporaneamente, il Congresso ha promosso una proposta di modifica costituzionale secondo la quale la demarcazione dei territori indigeni passa sotto la competenza del Parlamento, dove è presente una rappresentanza poderosa di proprietari terrieri che tramano contro le terre dei popoli originari. Dei 594 membri del Congresso, 207 rappresentano direttamente la grande agro-industria. Se verrà approvata la proposta i popoli indigeni vedranno i loro territori ridotti dal 13% al 2,6% della superficie del paese. Per i Guarani-Kaiowá l’espulsione dalle loro terre tradizionali significa angoscia, come afferma l’organizzazione internazionale Survival. Lo spostamento in altri territori significa la distruzione del loro mondo. Essi erano abitanti della foresta (kaiowá significa ‘popolo della foresta’ – ndt) vivevano in essa e di essa. La loro sopravvivenza fisica e spirituale, la loro visione del mondo dipendono dalla loro relazione con le loro terre.”

… … e suicidi. Questa angoscia, la marginalizzazione e la violenza si manifestano nel modo più tragico nell’enorme numero di suicidi. Secondo la comunità più di mille uomini, donne e ragazzi si sono suicidati negli ultimi 20 anni. Solo fra il 2000 e il 2008 si sono registrati 410 suicidi, e fra questi molti adolescenti.

“Noi, i popoli indigeni, siamo come le piante. Come possiamo vivere senza le nostre terre?” chiedono al mondo, iniziando una campagna di informazione con la speranza che la comunità internazionale non assista impassibile al genocidio di un altro popolo.

 

*Cristina Pantzis fa parte del comitato greco di sostegno al popolo Guarani-Kaiowá.